L'Accademia di formazione per il servizio sociosanitario lombardo (AFSSL),
costituita come articolazione di PoliS-Lombardia, supporta la Giunta regionale della Lombardia per la progettazione ed erogazione della formazione del personale del servizio sociosanitario lombardo.
Le attività dell'AFSSL sono descritte in dettaglio in una apposita sezione del sito di PoliS-Lombardia.
 Sono disponibili alcuni elaborati (Project work) realizzati dai partecipanti ai Corsi di formazione Manageriali per Direttori di Azienda Sanitaria (DIAS) e Direttori responsabili di Struttura Complessa (DSC) e dai partecipanti ai Corsi di rivalidazione della formazione manageriale.
Per ogni Project work è visualizzabile una scheda descrittiva dettagliata, con abstract e - in allegato - il testo completo del documento.

Puoi usare i filtri proposti a sinistra o il box di ricerca qui sotto per cercare all'interno dei Project work

Trovati 287 documenti.

Mostra parametri
L’accompagnamento delle persone nel fine vita
0 0
Libri Moderni

Defendi, Sergio

L’accompagnamento delle persone nel fine vita : il rientro in patria. Elementi gestionali e organizzativi / Sergio Defendi

Milano: PoliS-Lombardia, [2021]

Abstract: Dai dati ISTAT 2020 risulta che gli stranieri residenti in Italia sono 5.039.637. Questi cittadini hanno cultura ed esigenze spesso diverse dalle nostre. Quando si ammalano e fanno ricorso al nostro sistema sanitario nazionale, non possiamo prescindere dal garantire loro insieme alle adeguate cure il rispetto delle loro tradizioni. Il rispetto della dignità della persona e l’attenzione alla qualità di vita in tutte le sue componenti e in tutte le fasi della malattia, ha portato a promuovere e sperimentare modelli di integrazione che affermano la necessità di un approccio globale di Cure Palliative, la cui utilità è stata riconosciuta sotto diversi punti di vista, dal controllo dei sintomi alla riduzione dei costi, al miglior uso delle risorse. Il lavoro tratta gli aspetti gestionali e organizzativi inerenti al trasferimento all’estero di pazienti in Cure Palliative. Obiettivo: Predisporre un percorso clinico e assistenziale per il rientro in patria dei pazienti che ne esprimano il consenso. Offrire ai pazienti stranieri un percorso di qualità e sicurezza per la presa in carico globale attraverso un’assistenza continua, integrata e progressiva fra terapie attive e Cure Palliative. Ottimizzare la qualità della vita in ogni fase della malattia, attraverso una meticolosa attenzione agli innumerevoli bisogni clinici, assistenziali, psicologici, spirituali, sociali e culturali del malato e della sua famiglia, garantendo la continuità assistenziale e terapeutica fino alla fase terminale della vita. Ridurre i ricoveri nei reparti per acuti e gli accessi in Pronto Soccorso. Indicatori: - Percentuale di pazienti che hanno effettuato due o più accessi in Pronto Soccorso negli ultimi 30 giorni di vita; - Coerenza del luogo del decesso con le preferenze del paziente; - Percentuale dei pazienti che vengono discussi in Multidisciplinare; - Partecipazione da parte del personale sanitario dell’UO Cure Palliative a corsi di aggiornamento periodici. Materiali e metodi: Attraverso la ricostruzione di due case history verranno illustrate le modalità operative per poter rendere replicabili i percorsi organizzativi e gestionali. Analisi della letteratura e acquisizione della normativa vigente. Risultati: Il progetto introduce uno strumento che garantisce l’appropriatezza di cura, attraverso il coordinamento e l’attuazione di attività consequenziali standardizzate da parte di un team multidisciplinare. Il lavoro d’equipe risulta fondamentale per garantirne l’adeguato controllo dei sintomi e la volontà del paziente e permettere il rimpatrio. L’applicazione del percorso determina vantaggi economici per l’Azienda Sanitaria, ricorrendo ad un setting assistenziale meno costoso rispetto al ricovero ordinario. Conclusioni: Strutturare un piano di cura condiviso, definire gli obiettivi e i ruoli facilita ciascun clinico nell’esprimere la propria visione professionale e realizzare un’assistenza completa. La gestione condivisa con le altre unità operative che seguono i pazienti e l’integrazione precoce delle cure attive con le Cure Palliative garantisce la continuità di cura attraverso una valutazione flessibile del malato e dei suoi bisogni ed evita, oltre ai ricoveri impropri nei reparti per acuti ed accessi in Pronto Soccorso, comporta un abbattimento dei costi ed una più corretta allocazione delle risorse disponibili. MODULOORG

Iter diagnostico e gestione delle malattie lavoro-correlate
0 0
Libri Moderni

Borleri, Daniela Camilla

Iter diagnostico e gestione delle malattie lavoro-correlate : elaborazione di un percorso specialistico collegiale (medico del lavoro e medico-legale) presso le ASST lombarde/ Daniela Camilla Borleri, Zeno De Battisti, Giuseppe De Palma, Andrea Verzeletti

Milano: PoliS-Lombardia, [2021]

Abstract: Sull’epidemiologia delle patologie da lavoro la discussione è oggi ancora aperta e variegata. Le statistiche esistenti soffrono di alcuni bias che condizionano il processo diagnostico e che risentono da un lato dell’attesa di benefici da parte dei lavoratori e dall’altra del timore di responsabilità giuridicamente rilevanti per coloro che devono prendersi cura della salute del lavoratore. Non c’è dubbio inoltre che per le patologie oggi maggiormente prevalenti, ossia le patologie cronico-degenerative multifattoriali, comprendenti patologie osteoarticolari e neoplasie, la diagnosi di patologia da lavoro sia molto più complessa che per le patologie da lavoro “tradizionali” (ipacusia, saturnismo, etc.) Una lettura piuttosto diffusa dell’andamento epidemiologico delle patologie da lavoro induce a ritenere che queste siano diagnosticate in misura inferiore all’atteso. D’altra parte, è noto dalle statistiche INAIL che circa i 2/3 delle patologie certificate non vengano successivamente riconosciute dall’Ente. Dal nostro punto di vista, la lettura in puri termini quantitativi degli andamenti epidemiologici delle patologie da lavoro è semplicistica e trascura i potenziali benefici derivanti da un percorso diagnostico basato su solide evidenze scientifiche, effettuato in una struttura di II livello a questo preposta. La prima diagnosi di patologia da lavoro innesca infatti per natura un complesso iter burocratico che richiede ulteriori valutazioni da parte dell’Ente assicuratore (INAIL) e dell’Organo di vigilanza (ATS). Un percorso diagnostico derivante dall’applicazione delle migliori evidenze scientifiche disponibili e dunque eseguito seguendo criteri di appropriatezza dovrebbe risultare sufficientemente sensibile da identificare le vere patologie da lavoro e specifico da scartare le patologie “non” lavoro correlate. Tali caratteristiche, dal punto di vista epidemiologico si tradurrebbero in un evidente guadagno di efficacia ed efficienza per tutto il processo a valle della prima diagnosi con conseguente risparmio di risorse per il processo complessivamente considerato. È in questo contesto che si colloca questa iniziativa di Project Work che ha l’intento di cercare, attraverso l’istituzione di un piccolo gruppo di lavoro specifico di medici del lavoro e di medici legali, di mettere a fuoco ed aggiornare i molteplici aspetti (diagnostici, medico-legali, previdenziali) coinvolti in tale problematica. Il presente project work ha pertanto l’intento di analizzare il fenomeno delle tecnopatie prendendo in considerazione anche i relativi adempimenti medico – legali. Questi ultimi si rendono infatti utili e necessari ad attuare programmi di prevenzione, a garantire il quantum assicurativo previdenziale e ad attivare la vigilanza ai fini dell’individuazione di eventuali responsabili della malattia. Un corretto inquadramento dal punto di vista medico-legale, sia in termini di valutazione del nesso causale che di quantificazione di eventuali postumi, rappresenta un pre-requisito essenziale per permettere al cittadino-lavoratore di trovare adeguato soddisfacimento alle proprie legittime richieste nei diversi ambiti giuridicamente rilevanti sottesi al riconoscimento di una malattia lavoro correlata (MLC) (assicurativo sociale, di eventuale responsabilità civile o penale del datore di lavoro). Analizzando i dati delle denunce in termini assoluti, si osserva che il trend è in crescita. Meno della metà tuttavia risulta accertata positivamente anche se prosegue la crescita che si registra ormai da 20 anni. Dai dati INAIL e della letteratura è tuttavia emersa una discrepanza evidente tra denunce/segnalazioni e referti, con un numero praticamente doppio e recentemente addirittura triplo di denunce rispetto ai referti. Se la denuncia di malattia professionale è obbligatoria nel momento in cui la malattia in questione rientra all’interno dell’elenco predisposto e periodicamente rivisitato dal Legislatore, il referto, che ravvisa un possibile delitto perseguibile d’ufficio (lesioni personali gravi e gravissime), deve essere formulato dal Medico ogniqualvolta questi ne individui le caratteristiche. Quindi il numero delle denunce e quello dei referti possono non necessariamente corrispondere. Un aspetto di notevole importanza riguarda la difformità dell’approccio alla patologia di sospetta origine professionale da parte degli operatori coinvolti nelle diverse realtà nazionali, per l’assenza di criteri diagnostici condivisi. La disponibilità di tali criteri potrebbe permettere di migliorare la concordanza tra analoghe diagnosi poste in ambiti diversi, di armonizzare dati per l’elaborazione epidemiologico-statistica e quindi realizzare una valutazione attendibile del reale “burden of disease” legato a specifici fattori di rischio, necessaria per la pianificazione di interventi di prevenzione. In una situazione così articolata e complessa appare opportuno presso le ASST ipotizzare un percorso di valutazione congiunta di lavoratori inviati per sospetta valutazione di malattie lavoro correlata che, per le rispettive competenze, veda coinvolti Medici del lavoro delle UOOML e Medici legali anche al fine di individuare criteri standardizzati ed omogenei di valutazione da proporre a livello regionale. Tali criteri gioverebbero anche alla gestione dei singoli casi di malattia, sotto i diversi aspetti (diagnosi, terapia, prognosi, indennizzo). L’individuazione di indicatori di esito è senza dubbio complesso, in quanto nel riconoscimento della MLC, in termini di effetti giuridicamente efficaci, intervengono ulteriori fattori, non governabili dal processo valutativo proposto, che possono rappresentare dei fattori di confondimento (si pensi ad esempio ai diversi orientamenti giurisprudenziali, sia in ambito previdenziale che civilistico). In ogni caso, il numero di MLC riconosciute dall’INAIL sul totale dei casi trattati nei diversi livelli valutativi (prima istanza, collegiale, giudiziale) potrebbe essere un indicatore di esito sufficientemente robusto a garanzia della qualità del percorso valutativo proposto. In ultimo, un indicatore utile alla misurazione dell’efficacia e appropriatezza del progetto potrebbe essere rappresentato dalla valutazione degli esiti dell’attività di vigilanza dei Servizi di Medicina del lavoro delle ATS; questi ultimi sarebbero chiamati ad intervenire su segnalazioni valutate secondo i criteri proposti con conseguenti vantaggi, per il singolo e la comunità, sia in tema di prevenzione e controllo dei fattori di rischio degli ambienti di lavoro che di risparmio di risorse. MODULOORG

La Cardiologia dell'Azienda Socio-Sanitaria (ASST) Melegnano-Martesana
0 0
Libri Moderni

Ottani, Filippo

La Cardiologia dell'Azienda Socio-Sanitaria (ASST) Melegnano-Martesana : lo sviluppo di un progetto di rinnovamento e cambiamento / Filippo Ottani

Milano: PoliS-Lombardia, [2021]

Abstract: Il razionale alla base del presente progetto - concordato con l’attuale Direzione Strategica - è quello di arrestare la “arretramento” tecnologico-professionale dell’attività cardiologica dell’ASST Melegnano Martesana e di innescare un “circolo virtuoso”, basato su una “politica” di investimenti economici volti al rinnovamento tecnologico e professionale attraverso l’assunzione di nuovi professionisti e l’introduzione di una “logica di rete”. Gli obiettivi specifici sono riassumibili in due grandi aree, ovvero: 1) Area di intervento strutturale (Risorse umane e Tecnologia) e, 2) Area di riassetto clinico-organizzativo (ripresa dell’attività di elettrofisiologia interventistica, incremento della attività di emodinamica con la modalità “in service” presso IRCCS Policlinico San Donato, implementazione del servizio di risonanza magnetica cardiovascolare in collaborazione con la radiologia, progettazione di un servizio di interventistica vascolare in collaborazione con la radiologia). MODULOORG

Implementazione di un ambulatorio dedicato per fermare la  progressione delle nefropatie croniche proteinuriche
0 0
Libri Moderni

Ruggenenti, Piero Luigi

Implementazione di un ambulatorio dedicato per fermare la progressione delle nefropatie croniche proteinuriche : la “remission clinic” / Piero Luigi Ruggenenti

Milano: PoliS-Lombardia, [2021]

Abstract: Introduzione. L’uremia terminale e la necessità di terapia renale sostitutiva mediante dialisi o trapianto rappresentano uno dei maggiori problemi di salute pubblica Le nefropatie croniche che evolvono verso l’uremia terminale evolvono in gran parte attraverso un meccanismo comune mediato dalla aumentata perdita di proteine nelle urine (Proteinuria). L’impiego integrato di diversi trattamenti antiproteinurici nell’ambito di un intervento poli farmacologico e multimodale noto come “Remission Clinic” può fermare l’evoluzione dei pazienti affetti da nefropatie croniche proteinuriche verso l’uremia terminale. Obiettivi strategici e specifici del progetto. L’obiettivo strategico del progetto consisterà nella implementazione di una nuova metodologia di approccio al paziente con nefropatie croniche proteinuriche incentrata su linee guida basate sull’evidenza ed applicate in un contesto condiviso da nefrologi, diabetologi, cardiologi, dietologi e psicologi dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo (“Remission Clinic”). Tra gli obiettivi specifici ci saranno la creazione di un protocollo diagnostico-terapeutico condiviso ed il monitoraggio dell’outcome clinico dei pazienti a lungo termine. Destinatari/beneficiari del progetto. Primi destinatari del progetto saranno gli specialisti che usufruiranno di un algoritmo diagnostico/terapeutico standardizzato ed i principali beneficiari saranno i pazienti affetti da nefropatie croniche proteinuriche che con questo nuovo approccio vedranno ridotto il rischio di progredire verso l’uremia terminale e le sue gravi complicanze. Ulteriore beneficiario sarà il sistema sanitario per la riduzione sostanziale dei costi per il trattamento dell’uremia terminale. Metodologia adottata. Attualmente i pazienti con nefropatie proteinuriche afferiscono a diversi slot ambulatoriali (nefropatia ipertensiva, nefropatie croniche, nefropatia diabetica, malattie renali rare, glomerulopatie primitive, ambulatori delle prime visite) ed a diversi medici. Le rivalutazioni ambulatoriali sono in genere trimestrali o semestrali. Con la nuova organizzazione tutti i pazienti con nefropatie croniche proteinuriche (stimati in 600-700 unità) affluiranno nell’arco di 3-6 mesi al neo-slot ambulatoriale “Remission Clinic” e saranno seguiti da un nefrologo specificamente formato con la collaborazione di un diabetologo, un cardiologo, un dietologo ed uno psicologo. Complessivamente i tre slot settimanali delle nefropatie croniche e i due della nefropatia diabetica saranno quindi rimpiazzati dai cinque neo-slot ambulatoriali “Remission Clinic” alla settimana. I pazienti con nefropatie non proteinuriche verranno redistribuiti tra gli altri slot residui. Il numero totale dei pazienti e dei medici dedicati e delle ore di lavoro non cambierà. Per cui la riorganizzazione sarà a costo zero. I dati dei pazienti saranno raccolti mediante una cartella clinica elettronica ed un data base dedicato. Risultati attesi. 1. Implementazione di un nuovo slot ambulatoriale “Remission Clinic”. 2. Standardizzazione dei protocolli di trattamento e monitoraggio 3. Miglioramento dell’outcome dei pazienti affetti da nefropatie croniche proteinuriche 4. Riduzione dell’incidenza dell’uremia terminale e delle sue complicanze. Punti di forza e debolezza del progetto. Forza: Solidità del background scientifico e rigorosità della metodologia applicata. Consuetudine degli specialisti dedicati all’interazione con altri specialisti. Debolezza: Mancanza di un gruppo di controllo. Lunghezza del follow-up necessario per documentare i benefici a lungo termine della strategia “Remission Clinic” Conclusioni. Il progetto “Remission Clinic” dovrebbe risultare in un miglioramento dell’outcome dei pazienti affetti da nefropatie croniche proteinuriche con una contestuale riduzione delle complicanze e dei costi del trattamento dell’uremia terminale. MODULOORG

Impatto economico del rispetto dei tempi di refertazione previsti dalla  delibera Regionale n. XI/772 del 12/11/2018 e il DECRETO n. 1606 del 11/02/2019 sul budget annuale del laboratorio di Anatomia Patologica per reazioni antigene-anticorpo (immunocolorazioni) nell’ambito dei requisiti di accreditamento: gestione e criticità
0 0
Libri Moderni

Marchione, Roberta

Impatto economico del rispetto dei tempi di refertazione previsti dalla delibera Regionale n. XI/772 del 12/11/2018 e il DECRETO n. 1606 del 11/02/2019 sul budget annuale del laboratorio di Anatomia Patologica per reazioni antigene-anticorpo (immunocolorazioni) nell’ambito dei requisiti di accreditamento: gestione e criticità / Roberta Marchione

Milano: PoliS-Lombardia, [2021]

Abstract: Le reazioni immunistochimiche, da ormai più di 40 anni, sono indagini indispensabili per la tipizzazione delle neoplasie, intesa sia come distinzione dei diversi istotipi tumorali, sia come determinazione dei fattori prognostici e/o predittivi di risposta a terapia, specie a farmaci biologici. La tecnica immunoistochimica indaga l’espressione proteica da parte delle popolazioni cellulari risultando irrinunciabile in diversi campi della attività diagnostica del laboratorio di Anatomia Patologica. Nello specifico tale metodica prevede il riconoscimento di uno o più antigeni proteici mediante un anticorpo specifico, marcato con cromogeno. Ogni singola reazione è riconosciuta come prestazione (AP9 Diagnosi Anatomo-Patologica di gruppo 9 nella produzione annuale secondo il questionario SMeL della Regione Lombardia), tuttavia tale attività non è prevista dal nomenclatore tariffario regionale, pertanto incide sulle spese dell’Azienda. La DELIBERA N° XI / 772 del 12/11/2018 e il DECRETO N. 1606 Del 11/02/2019 – prevedono, tra i requisiti minimi di accreditamento delle UOC di Anatomia Patologica, il monitoraggio dei tempi di refertazione (TAT) ovvero, il tempo che intercorre tra l’accettazione del campione e l’emissione del referto cito-istologico. I tempi di refertazione definiti per ciascuna tipologia prestazionale sono declinati in giorni lavorativi e riferiti al 90% della totalità delle diagnosi; si impone una revisione degli stessi con cadenza bimestrale mediante un report completo messo a disposizione, per il monitoraggio, della Direzione Strategica. Il progetto ha lo scopo di dimostrare quanto il rispetto della tempistica di refertazione stabilita dalla normativa, abbia inciso sul numero delle immunocolorazioni richieste a scopo diagnostico nelle biopsie neoplastiche con il corrispondente impatto economico. Rispetto a quanto attualmente in essere, si valuta la fattibilità e l’efficacia di alcuni differenti modelli di approccio al problema. MODULOECO

Gestione dei pazienti con arresto cardiaco refrattario extra-ospedaliero eleggibili a ECPR (Rianimazione Cardiopolmonare Extracorporea)
0 0
Libri Moderni

Cattaneo, Sergio - Paolillo, Ciro

Gestione dei pazienti con arresto cardiaco refrattario extra-ospedaliero eleggibili a ECPR (Rianimazione Cardiopolmonare Extracorporea) : Ottimizzazione del percorso terapeutico multi-disciplinare evidence-based dal territorio all’ospedale / Sergio Cattaneo, Ciro Paolillo

Milano: PoliS-Lombardia, [2021]

Abstract: La rianimazione cardiopolmonare extracorporea (ECPR) è l’applicazione dell'ossigenazione extracorporea a membrana (ECMO) nei pazienti in cui la rianimazione cardiopolmonare convenzionale (RCP) non ha avuto successo nel raggiungere un efficace ritorno della circolazione spontanea (ROSC). Regione Lombardia nella DGR 2562 del 02/12/2019 ha istituito la “Rete regionale per la gestione del trattamento ECMO in pazienti in shock cardiogeno o arresto cardiaco refrattario”. L'avvio del percorso ECPR dovrebbe essere preso in considerazione dopo 10-15 minuti di RCP convenzionale senza ROSC, perché l’attivazione e la preparazione per la procedura ECMO richiedono del tempo ed è stato chiaramente dimostrato che il tempo per L'ECMO è correlato all'esito neurologico. La rianimazione cardiopolmonare extracorporea è un intervento fortemente tempo-dipendente. Il percorso è molto complesso e articolato perché richiede un lavoro di squadra multi-disciplinare e inter dipartimentale che coinvolge diverse organizzazioni sanitarie dal territorio (AREU) fino all’ospedale (ASST); richiede quindi ruoli chiaramente definiti e operatori sanitari ben formati in tutti i passaggi della catena. Metodo di lavoro: revisione della letteratura, valutazione della situazione locale in termini di bisogno di salute, di risorse e di competenze presenti, stesura della procedura di gestione multidisciplinare, implementazione dei percorsi di formazione e mantenimento delle competenze del personale coinvolto, organizzazione di un processo di monitoraggio e miglioramento della qualità, definizione precisa del governo clinico del programma. MODULOORG

Emergenza COVID-19
0 0
Libri Moderni

Belli, Elena - Penna, Margherita

Emergenza COVID-19 : Attuazione del Piano di Potenziamento delle Attività Assistenziali della Rete Territoriale : Ruolo dell’Unità Speciale di Continuità Assistenziale (USCA) di ATS Brescia / Elena Belli, Margherita Penna

Milano: PoliS-Lombardia, [2021]

Abstract: Introduzione: L’Unità Speciale di Continuità Assistenziale (USCA) è un servizio istituito presso l’Agenzia di Tutela della Salute (ATS) Brescia in data 30 marzo 2020, recependo le indicazioni del D.G.R. XI/2986 del 23.03.2020, a sua volta mutuato dal D.L. n. 14 del 09.03.2020 “Disposizioni urgenti per il potenziamento del Servizio Sanitario Nazionale in relazione all’emergenza COVID-19”. Nel contesto del Dipartimento di Cure Primarie (DCP), principalmente deputato al governo dei servizi di Assistenza Primaria del territorio (Medici di Medicina Generale, Pediatri di Libera Scelta, Medici di Continuità Assistenziale), l’USCA si inserisce come un forte supporto, sia logistico, che clinico, alla valutazione del paziente COVID+, o sospetto tale, al domicilio del medesimo. Obiettivo: La descrizione dell’USCA, partendo dalla rappresentazione delle figure mediche professionali coinvolte, passando per il processo di attivazione, e di tutto il percorso che si viene a creare, ha come scopo valutare l’impatto di tale servizio nella rete dei servizi territoriali, confrontando l’USCA rispetto alle altre azioni messe in campo dal DCP e finalizzate alla gestione dell’emergenza COVID 19. Durante il periodo emergenziale l’utilizzo dell’0ssigeno farmaco è stata una necessità fondamentale per la cura domiciliare dei pazienti dimessi dalle strutture o direttamente gestiti al loro domicilio, obiettivo è stato offrire agli USCA e MMG una procedura prescrittiva ad hoc con caratteristiche di facilità e rapidità dell’approvvigionamento. Metodo: Gli operatori dell’USCA hanno raccolto, su indicazione DCP, i dati di attività del servizio stesso. Tali dati, sia per quanto riguarda il valore tassonomico, sia per quanto riguarda la stesura di indicatori di valutazione del servizio stesso, sono dati di processo (quantità di prestazioni giornaliere, tipologia delle stesse, rapporto prestazioni/ora) che è possibile utilizzare per tenere in considerazione l’impatto del servizio, correlandoli all’incidenza di casi COVID nel lasso di tempo indagato. Tra i dati analizzati risultano le prescrizioni di Ossigeno terapeutico in metri cubi nel periodo emergenziale 2020 e nel corso dell’anno 2021. Risultati: Partendo dalle 4 postazioni istituite nel marzo 2020, alla data di oggi sono presenti sul territorio di ATS Brescia 8 postazioni dedicate alle visite domiciliari, 3 Centri Territoriali Covid (D.G.R. 3876 del 19.11.2020), che effettuano prestazioni che erogherebbero al domicilio, con l’integrazione di ulteriori approfondimenti diagnostici, ed un Coordinamento Centralizzato, per un organico complessivo di 57 operatori medici, senza contare il personale direttamente coinvolto presso il DCP. Nell’anno 2020 il servizio ha erogato 7569 prestazioni, suddivise come segue: - 1763 Visite, 871 delle quali con il supporto di ecografo portatile; - 3370 Esecuzione tampone nasofaringeo (TNF) presso domicilio assistiti; - 2436 Esecuzione TNF in modalità Drive Through; - 688 interventi presso CTC. Nel solo I trimestre dell’anno 2021 sono stati effettuati 4253 interventi, così suddivisi: - 1874 Interventi con Visite (con esecuzione di 1716 ecografie a domicilio); - 463 Esecuzione TNF; - 1916 Visite presso CTC. Sono in elaborazione i dati riferiti al II trimestre dell’anno 2021. Conclusioni: Seguendo l’andamento epidemiologico della pandemia, per quanto i dati in possesso non siano indicatori di esito, è possibile affermare che l’attività del servizio USCA abbia supportato l’attività del MMG/PLS nell’individuazione dei casi COVID19, nonché nella loro gestione. Il monitoraggio continuo dei consumi di Ossigeno terapeutico è un indicatore dell’andamento del periodo emergenziale e la tracciabilità delle prescrizioni ci permette di mettere in atto eventuali azioni correttive a seguito di eventuali recrudescenze della malattia da Covid. MODULOORG

Decreto Legislativo 101/2020 in tema di  radioprotezione
0 0
Libri Moderni

Poli, Gian Luca - Romanini, Laura

Decreto Legislativo 101/2020 in tema di radioprotezione : Implicazioni nelle attività di tipo sanitario e impatto sui Dipartimenti di Diagnostica per Immagini / Gian Luca Poli, Laura Romanini

Milano: PoliS-Lombardia, [2021]

Abstract: Il decreto legislativo 101/2020 "Attuazione della Direttiva 2013/59/EURATOM" è un disposto normativo quadro, molto complesso e articolato, che norma la radioprotezione ovvero le strategie per la protezione dalle radiazioni ionizzanti in Italia. Il decreto abroga il preesistente quadro normativo (D.Lgs. 230/1995 e s.m.i. e D.Lgs. 187/2000), introducendo importanti novità relative alla radioprotezione di lavoratori, dei pazienti e della popolazione con rilevanti implicazioni nelle attività sanitarie. L'entrata in vigore di questo decreto sta avendo un importante impatto sulle attività dei Dipartimenti di diagnostica per immagini. Le UO di Fisica Sanitaria, che vedono nella radioprotezione una delle loro principali attività, devono apportare modifiche all'organizzazione e alle modalità di lavoro. La riduzione del limite di dose al cristallino per i lavoratori esposti, ad esempio, comporta la necessità di una revisione della valutazione dei rischi e ha importanti conseguenze anche economiche per una struttura sanitaria. Il nuovo decreto obbliga anche a modificare le modalità di gestione dei rifiuti radioattivi con una riorganizzazione delle procedure in essere. Le importanti novità introdotte dal decreto in merito alla radioprotezione del paziente, fra cui l'obbligo di indicare nel referto la classe di dose di una prestazione diagnostica, hanno un impatto rilevante anche sulle UO di Radiologia, Neuroradiologia e Medicina Nucleare. Cambiano inoltre le modalità di verifica e di trasmissione agli organi di controllo dei Livelli Diagnostici di Riferimento; l'obbligo di registrazione dei parametri dosimetrici costringe, di fatto, all'introduzione di nuovi sistemi software di tracciamento della dose. Nell'ambito della terapia medico nucleare, l'ottimizzazione personalizzata su base dosimetrica di alcune procedure terapeutiche in medicina nucleare comporta importanti adeguamenti delle modalità di lavoro e l'introduzione di nuovi software di calcolo e know-how. Per alcune terapie viene meno l'obbligo del ricovero dei pazienti in una “degenza protetta”, elemento che spesso limita il numero di pazienti trattati. In quest'ambito si apre quindi la strada per un incremento dell'attività assistenziale. L’incremento delle attività e la necessità di adeguare rapidamente l’organizzazione ad un nuovo quadro normativo hanno generato il bisogno di identificare nuove modalità di lavoro e di approccio alla gestione delle risorse umane coinvolte. Il presente project work si prefigge di individuare le priorità delle azioni da intraprendere nella prima fase di attuazione del decreto, tenendo conto della velocità di implementazione e dell’impatto sulle attività di un dipartimento di diagnostica per immagini e sui pazienti, e quindi trovare soluzioni efficaci ed efficienti ai cambiamenti introdotti dal nuovo quadro normativo. L’obiettivo strategico del progetto è quello di garantire la corretta applicazione del D.Lgs. 101/2020 ed un utilizzo in sicurezza delle sorgenti di radiazioni ionizzanti in ambito sanitario. Nel complesso panorama delle attività svolte in un dipartimento di diagnostica per immagini sono stati presi in considerazione due aspetti particolari, quello della pianificazione fisico-dosimetrica nella terapia medico nucleare e della registrazione della classe di dose nel referto per gli esami diagnostici. Entrambe queste problematiche sono state affrontate con la metodologia della gestione del cambiamento tecnologico/organizzativo, prendendo in considerazione la stima delle risorse necessarie, le procedure, gli indicatori di processo e le criticità. MODULOORG

Antimicrobico-resistenza
0 0
Libri Moderni

Falchi, Bianca Maria

Antimicrobico-resistenza : migliorare la consapevolezza del problema fra la classe veterinaria / Bianca Maria Falchi, Paola Giuliana Ibba, Dario Masoni, Fabio Giovanni Ravanelli

Milano: PoliS-Lombardia, [2021]

Abstract: Introduzione: Breve introduzione sul fenomeno dell’antimicrobico-resistenza, con particolare riferimento alle problematiche inerenti il settore veterinario. Analisi del problema legato alla scarsa consapevolezza da parte dei medici veterinari del problema AMR, con riferimento alla scarsa conoscenza del Piano Ministeriale e del materiale informativo divulgato dal Ministero. Obiettivi strategici e specifici del progetto: Lo scopo del Project Work è quello di promuovere interventi finalizzati ad aumentare la consapevolezza e la comprensione del problema dell’AMR. Si intende procedere inizialmente attraverso una comunicazione diretta interpersonale, tramite un’intervista/colloquio telefonico, e, in seconda battuta, attraverso la promozione di un’attività di formazione più completa, destinata a favorire un uso prudente del farmaco. Destinatari: medici veterinari iscritti ai rispettivi Ordini professionali delle 4 Province. Metodologia adottata: interviste/colloqui ai soggetti destinatari, individuati in base a una tabella predefinita, con la somministrazione di un questionario a risposta multipla. Analisi dei questionari. Invio per posta elettronica di materiale informativo e questionario di gradimento. Descrizione del progetto: il progetto prevede la formazione di un campione applicato alle 4 Province (Monza/Brianza, Cagliari, Sassari, Imperia), con un grado di confidenza del 95% e margine di errore del 9,5%, in base al numero dei veterinari iscritti all’Albo professionale, al quale somministrare tramite telefonata, un questionario strutturato, con domande inerenti l’AMR. Successiva analisi dei questionari ed elaborazione di una tabella che evidenzi le criticità rilevate. Invio ai partecipanti coinvolti, tramite posta elettronica, del materiale informativo pubblicato da Ministero, con allegato un questionario di gradimento. Elaborazione del suddetto questionario, e, prendendo spunto dalle risposte ottenute, individuare le istanze manifestate dagli intervistati, in particolare promuovere la diffusione di conoscenze e informazioni corrette, quale presupposto essenziale per l’uso consapevole ed appropriato degli antimicrobici, con il coinvolgimento degli Ordini professionali, dei Servizi formazione delle ASSL, delle Società scientifiche e delle Associazioni di categoria. Conclusioni: dall’analisi dell’intervista/colloquio si evince che, a fronte della convinzione da parte di un’elevata percentuale di intervistati, che le conoscenze possedute sono esaustive, in realtà, gli stessi intervistati hanno avuto la percezione di conoscere il problema in maniera quanto meno approssimativa. A fronte quindi dei risultati ottenuti, i questionari di gradimento denotano un apprezzamento nei confronti dell’iniziativa, con la presa d’atto della cogente necessità di potenziare le conoscenze in materia. Strutturazione di un programma di formazione specifica e progettazione di una piattaforma digitale denominata FRIM. MODULOORG

Modello di gestione del paziente candidato a TAVI
0 0
Libri Moderni

Gerosa, Alessandro - Lettino, Maddalena - Vandoni, Pietro

Modello di gestione del paziente candidato a TAVI : Dalla valutazione pre‐ospedaliera alla dimissione dopo l’intervento : ottimizzazione del percorso di cura e utilizzo efficiente delle risorse / Alessandro Gerosa, Maddalena Lettino, Pietro Vandoni

Milano: PoliS-Lombardia, [2021]

Abstract: L’impianto di valvola aortica transcatetere (TAVI) è divenuto il trattamento di scelta nei pazienti affetti da stenosi aortica severa sintomatica che risultano inoperabili e la strategia preferita in quelli a rischio chirurgico elevato o intermedio, che presentino specifiche caratteristiche anatomiche. Nonostante la rapida espansione della procedura nella pratica clinica, i registri “real‐world” mostrano che il beneficio clinico dell’intervento a breve e medio termine è subottimale in una percentuale elevata di pazienti. Questi sono frequentemente affetti da numerose comorbidità tra le quali sono spesso riportate in letteratura quelle ematologiche. L’anemia è una delle più comuni ed è presente nel 45% ‐64% dei casi, con un possibile impatto sfavorevole sull’esito della procedura se non tempestivamente diagnosticata e corretta. La presenza di comorbidità contribuisce a rendere la TAVI una terapia innovativa non sempre costo‐efficace rispetto alla sostituzione valvolare chirurgica tradizionale, soprattutto quando al costo elevato della valvola si associano ulteriori problematiche peri‐procedurali, con una spesa totale solo in parte compensata dal rimborso attualmente previsto dal SSN. Le maggiori criticità del percorso attuale sono riferibili ai seguenti contesti: 1. Lunghezza dei tempi di ricovero, dovuta sia alla diagnostica pre‐intervento, potenzialmente eseguibile a livello ambulatoriale, sia al trattamento di complicanze peri e post‐procedurali che potrebbero giovarsi di un percorso preventivo. 2. Inappropriato utilizzo di risorse contingentate (uso di emocomponenti, utilizzo del posto letto ordinario/di terapia intensiva, valutazione multidisciplinare al bisogno). Obiettivo del progetto: ridurre i costi legati all’esecuzione di una TAVI nel paziente ad alto rischio che afferisce alla nostra ATS, agendo attraverso la riduzione dei costi pre‐ e post‐procedurali mediante un modello organizzativo che migliori, in ultima analisi, la costo‐efficacia della procedura rispetto a quanto già ottenuto nel confronto con la terapia medica e rispetto a quanto attualmente perseguibile nel confronto con la terapia chirurgica convenzionale. Si propone pertanto una riorganizzazione del percorso di pre‐ricovero dei pazienti candidati a TAVI, nel corso del quale sia possibile ampliare le valutazioni pre‐intervento e identificare precocemente l’eventuale malattia ematologica. Il trattamento preventivo di quest’ultima consentirebbe infatti la riduzione dei tempi di degenza al minimo indispensabile, il risparmio di risorse contingentate e la riduzione delle complicanze peri e post‐procedurali. MODULOORG

Evoluzione del modello organizzativo  per la campagna vaccinale anti SARS-CoV-2
0 0
Libri Moderni

Papagni, Marta Lina Anna - Catanoso, Giuseppe Maurizio - Presutto, Ettore

Evoluzione del modello organizzativo per la campagna vaccinale anti SARS-CoV-2 / Marta Lina Anna Papagni, Giuseppe Catanoso, Ettore Presutto

Milano: PoliS-Lombardia, [2021]

Abstract: L’11 marzo del 2020, in seguito alla dichiarazione dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità dello stato di pandemia da Covid-19, si è aperta una crisi sanitaria, economica e sociale senza precedenti nella storia recente. La campagna vaccinale anti SARS-CoV-2 ha comportato un significativo risultato in termini di controllo della diffusione della malattia sintomatica e dell’evento morte COVID-19 correlato, soprattutto nelle categorie più a rischio. La governance del Piano di Vaccinazione anti SARS-CoV2 è assicurata dal coordinamento costante tra il Ministero della Salute, la struttura del Commissario Straordinario e le Regioni/Province Autonome. La rete dell’offerta sviluppata nella prima fase massiva di vaccinazione ha visto un forte coinvolgimento delle strutture di ricovero e cura del sistema sociosanitario regionale, non più organizzativamente sostenibile nei prossimi mesi per la fase di richiamo, vista la necessità di tornare ai livelli di erogazione delle altre prestazioni sanitarie, registrati nel periodo ante-Covid 2019. Pur condividendo gli obiettivi della proposta nazionale/regionale e in particolare la necessità di sviluppare un sistema di erogazione capillare, flessibile, poco oneroso soprattutto con risorse al di fuori delle strutture di ricovero e cura del sistema sociosanitario regionale, ATS Insubria, dopo aver verificato il contesto epidemiologico e la propria rete d’offerta ha sentito la necessità di modellare il progetto rivolto alle vaccinazioni di richiamo, orientandosi verso un modello organizzativo di tipo misto, resiliente, modulare per gestire i picchi di attività in prossimità della scadenza del richiamo, tenendo in debito conto l’economicità nell’impiego delle risorse. Il modello proposto, oggetto di questo lavoro, prevede la persistenza di un sistema di siti semi-massivi individuabili nelle strutture dei centri di prossimità, a gestione pubblica (ASST), funzionanti attraverso l’utilizzo di risorse territoriali (Infermieri di comunità), con il fondamentale supporto sia dei medici di medicina generale/pediatri di libera scelta, delle aziende e delle farmacie convenzionate. Insieme dovranno garantire un’offerta capillare sul territorio e congrua in termini di numerosità, rispetto a quanto si è registrato durante la prima fase di vaccinazione, garantendo il rispetto dei tempi di richiamo, le priorità definite a livello nazionale e regionale senza ritardo e pregiudizio alcuno alla durata della risposta immunitaria. Il ruolo di tutti gli attori va dunque coordinato e calibrato secondo le specifiche esigenze e modalità erogative. Con questo progetto ci si propone quindi di integrare la vaccinazione anti-Covid in forma strutturata nel sistema dei servizi, ricalcando il modello organizzativo della vaccinazione antinfluenzale, passando da una gestione “in emergenza” della campagna vaccinale anti SARS CoV2/Covid-19 ad una “in continuità” nel rispetto dei requisiti minimi strutturali, tecnologici, qualitativi e di sicurezza e di quelli richiesti per la prevenzione del contagio Dopo una necessaria fotografia del contesto epidemiologico e della rete d’offerta disponibile si è proceduto ad individuare il target vaccinale della fase di richiamo. Si sono quindi analizzati la produttività, i costi relativi al personale e alle risorse strumentali impiegati nei nodi della rete pianificati, concludendo che, adottando un modello organizzativo misto e modulare si potranno assicurare gli obiettivi proposti anche in termini di efficienza economica. MODULOPOL

Riorganizzazione della prima consultazione in una UONPIA territoriale secondo un modello hospitalist con approccio di prossimità
0 0
Libri Moderni

Calcaterra, Andrea

Riorganizzazione della prima consultazione in una UONPIA territoriale secondo un modello hospitalist con approccio di prossimità / Andrea Calcaterra

Milano: PoliS-Lombardia, [2021]

Abstract: A livello di sistema sanitario, i servizi di salute mentale, sia dell’età evolutiva sia dell’età adulta, sono fortemente targettizzati sulla possibilità di erogare prestazioni alla popolazione di interesse, fragile e colpita in modo straordinario dalla pandemia, nei termini di un’offerta nuova e rinnovata come pure di una revisione delle soluzioni organizzative a oggi disponibili. Il progetto propone la riorganizzazione di un processo cruciale, quello della prima consultazione, all'interno dell'Unità Operativa dell'Infanzia e dell'Adolescenza (UONPIA) del Presidio Ospedaliero di Gallarate, struttura territoriale che afferisce al Dipartimento di Salute Mentale dell'ASST Valle Olona (ATS Insubria). La mappatura del processo (attraverso una rappresentazione con swimlane) e l’analisi (SWOT) dell’attuale processo di prima consultazione (“as is”) segnala criticità significative, quali il tempo di attesa dilatato sia per l’effettuazione del primo accesso sia per l’ottenimento di un esito diagnostico, un certo rischio di depistaggi erronei e la monodisciplinarietà dell’atto clinico (neuropsichiatra infantile), a fronte dell’incremento della complessità e gravità (clinica) della domanda e delle pressioni/aspettative di genitori e stakeholder territoriali. Nel progetto di riorganizzazione (“to be”) la prima consultazione viene effettuata entro un mese dalla richiesta dell’utente, da parte di un’équipe ad hoc (neuropsichiatra infantile, psicologo, e, se del caso, logopedista e TNPEE) in grado di realizzare una valutazione diagnostica breve (3-4 ore), intensiva (una seduta), integrata (in compresenza). Il neuropsichiatra (o lo psicologo) dell’équipe assume su di sé le funzioni dell’“hospitalist”: in primo luogo integra l’attività multiprofessionale dell’équipe e restituisce/formalizza l’esito diagnostico all’utente, potendo suggerire, con tempistiche diversificate in base al livello di gravità clinica emerso (triage basato sull’evidenza): un approfondimento di II livello; l’attivazione di percorsi terapeutici; un monitoraggio attivo del paziente nel proprio contesto ecologico. In secondo luogo, stabilisce connessioni (in cui ciascuno può beneficiare di quanto fatto dagli altri e svolgere meglio la sua parte) con gli stakeholder prossimali del paziente, in primis gli insegnanti e i PLS/MMG, anche mediante la telemedicina, divenendo l’artefice di una prima consulenza di prossimità. Si tratterebbe, pertanto, di una prima consultazione proattiva, tempestiva e priorizzante, di cui potrebbero beneficiare gli utenti e gli operatori della UONPIA (pazienti e caregiver familiari) e gli operatori degli stakeholder territoriali. Tuttavia, anche le Direzioni ospedaliere e Regione Lombardia potrebbero essere interessate dal nuovo modello, la cui struttura portante, derivante da una logica mista di Business Process Reengineering e Business Process Improvement, sarebbe sostenibile isorisorse o con un investimento mirato sulle risorse personale, oltre che implementabile a breve medio termine. I risultati auspicati, soprattutto l’abbattimento del tempo di attesa del primo parere clinico, sono congruenti con il duplice obiettivo strategico aziendale dell’efficientamento professionale e dell’aumento della soddisfazione (allineamento tra qualità attesa e qualità percepita) di utenti e operatori. Un cruscotto di indicatori ad hoc potrà vagliare l’efficacia della strategia organizzativa e andare a monitorarla nel tempo, così da poter porre in essere azioni correttive, se del caso. MODULOORG

Gestione multidisciplinare del paziente con malattia di Parkinson tra ospedale e territorio in relazione all’evoluzione della malattia
0 0
Libri Moderni

Pendolino, Laura - Gornati, Raffaella

Gestione multidisciplinare del paziente con malattia di Parkinson tra ospedale e territorio in relazione all’evoluzione della malattia : Proposta di presa in carico integrata in previsione del potenziamento della rete territoriale / Laura Pendolino, Raffaella Gornati

Milano: PoliS-Lombardia, [2021]

Abstract: L’andamento demografico, che vede un progressivo invecchiamento della popolazione, e la recente esperienza della pandemia da Covid 19, impongono un ripensamento nella modalità di gestione di numerose patologie croniche e invalidanti. Tra queste, meritano una peculiare attenzione le malattie neurodegenerative e in particolare la Malattia di Parkinson e i Parkinsonismi. Queste patologie sono infatti al secondo posto in Italia per numerosità di persone affette dopo la demenza. La malattia costituisce un rilevante problema di sanità pubblica in quanto la sua natura progressiva e invalidante comporta un rilevante impatto sociale e determina notevoli costi diretti e indiretti sia per i pazienti che per le loro famiglie, oltre che per l’intera società. Al fine di avere una visione chiara dell’estensione della malattia e del relativo impatto socio economico, è stata effettuata un’analisi macro, attraverso i dati presenti negli Open Data di Regione Lombardia, per ATS dell’Insubria e per ATS della Città Metropolitana di Milano. Inoltre, per meglio comprendere il percorso di cura, è stata svolta un’analisi micro analizzando i dati di una struttura di riabilitazione. Infine, sono state svolte due indagini presso la popolazione: la prima attraverso un questionario rivolto ai responsabili delle associazioni territoriali As.P.I. (Associazione Parkinson Insubria), la seconda attraverso l’invio di questionari ai malati stessi (71 partecipanti) per comprenderne meglio i bisogni. Attraverso la rappresentazione del macroprocesso attuale, utilizzando la SWOT analysis per evidenziare i punti di forza, di debolezza, le minacce e le opportunità, è stata sviluppata la proposta di un macroprocesso alternativo, centrato sulla fase intermedia della malattia, che, tenendo conto delle recenti novità in merito alla riorganizzazione della rete territoriale, fosse in grado di realizzare una presa in carico del paziente e del caregiver “proattiva” e “circolare”. L’obiettivo principale è quello di superare la frammentarietà della presa in carico attuale e di garantire la continuità delle cure e dell’assistenza con interventi tempestivi ed appropriati, volti a ridurre l’impatto economico e sociale e a contenere i costi a carico del SSN (ad esempio riducendo gli accessi impropri al Pronto Soccorso e i periodi di degenza). Al fine di monitorare il processo e valutarne gli outcome, sono stati definiti alcuni indicatori utili ad evidenziare il raggiungimento degli obiettivi prefissati nel passaggio dal modello attuale al modello proposto, da misurare lungo un orizzonte temporale che racchiuda i tempi di attuazione e completamento degli interventi previsti dal PNRR vigente. Riteniamo che tale progetto, proprio per la rilevanza dell’argomento trattato, potrebbe consentire di superare le difficoltà di standardizzazione della cura dei pazienti affetti da malattia di Parkinson e per questo essere esportabile anche all’interno di altri contesti. MODULORIS

Estensione del telemonitoraggio dei dispositivi elettronici cardiovascolari impiantabili agli ospiti di Residenze Sanitarie Assistenziali afferenti all’ASST Sette Laghi
0 0
Libri Moderni

De Ponti, Roberto

Estensione del telemonitoraggio dei dispositivi elettronici cardiovascolari impiantabili agli ospiti di Residenze Sanitarie Assistenziali afferenti all’ASST Sette Laghi : analisi del cambiamento di modello organizzativo / Roberto De Ponti

Milano: PoliS-Lombardia, [2021]

Abstract: I dispositivi elettronici cardiovascolari impiantabili (DECI) sono dispositivi biomedicali per il trattamento dei disturbi del ritmo cardiaco e sono più comunemente noti col nome di pacemakers, defibrillatori automatici e loop recorders. Tali dispositivi necessitano di controllo elettronico periodico in regime ambulatoriale. Tuttavia, la stragrande maggioranza di questi dispositivi è dotato di tecnologia in grado di inviare in ospedale dati per un telemonitoraggio, mentre il paziente rimane presso il proprio domicilio. Sebbene la tecnologia sia disponibile da tempo e sebbene il telemonitoraggio si sia dimostrato di grande utilità, questa modalità di telemedicina è attualmente sottoutilizzata per mancanza di un adeguato sistema di rimborso e codifica della prestazione e per mancanza di un adeguato modello organizzativo. Pertanto, gran parte dei controlli dei DECI viene eseguita ancora in presenza, in ambulatori di cardiologa dedicati. L’attuale situazione sanitaria ha decisamente sollecitato la transizione verso metodiche di telemedicina ed ha avviato processi in tal senso. Nell’ambito dell’ASST Sette Laghi, da qualche anno è stato implementato l’utilizzo del telemonitoraggio dei DECI esclusivamente per i pazienti portatori di dispositivi più complessi come i defibrillatori automatici con o senza stimolazione biventricolare. Attualmente il telemonitoraggio non comprende i pazienti fragili, ospiti di Residenze Sanitarie Assistenziali, per lo più portatori di pacemaker per bradiaritmie, che, non essendo spesso autosufficienti, devono essere accompagnati in ambulanza e dal personale sanitario della residenza per eseguire il controllo in ambulatorio presso l’ASST Sette Laghi. Ciò oltre a costituire un disagio ed un impegno di risorse, implica per queste persone fragili il recarsi in ospedale, fonte di possibile contagio da qualsiasi agente patogeno anche nel periodo postpandemico. Si rende necessario, pertanto, un cambiamento organizzativo di cui possano beneficiare specificatamente questi pazienti. L’analisi SWOT mostra gli intuibili vantaggi di questo cambiamento di modello organizzativo a fronte di possibili difficoltà dovute all’interazione con le residenze con possibili problemi tecnici e burocratici, alla formazione del personale ed alla resistenza al cambiamento. Ciò considerando anche la necessità che il cambiamento avvenga in isorisorse ed in assenza al momento attuale di codifica e rimborso del telemonitoraggio in Regione Lombardia. L’analisi del territorio evidenzia la presenza di 33 Residenze Sanitarie Assistenziali con 3.064 posti letto con una stima di circa 5-7 potenziali fruitori di questo servizio per residenze di medie dimensioni. La realizzazione del progetto contempla quattro fasi da completare in circa un anno. Si prevede che gli indicatori di processo individuati consentiranno di valutare l’andamento del progetto, in termini di qualità ed efficienza. Il progetto è sostenibile in quanto il maggior costo, rappresentato dalla tecnologia di trasmissione dati, è già compreso nel costo dei DECI e, dato il contenuto numero di pazienti considerato, il progetto può essere svolto in isorisorse, in attesa di tariffazione in Regione Lombardia, come già avviene in altre regioni. Pertanto, il progetto appare attuale, utile, fattibile ed esportabile qualora, come atteso, la valutazione degli indicatori dia esito positivo. MODULOORG

Breast Unit
0 0
Libri Moderni

Huscher, Alessandra

Breast Unit : implementazione di un protocollo di monitoraggio e gestione del PDTA del tumore della mammella / Alessandra Huscher

Milano: PoliS-Lombardia, [2021]

Abstract: L’obiettivo di una Breast Unit è la presa in carico globale della persona affetta da tumore mammario, con modalità declinate localmente, finalizzate a fornire il trattamento più adeguato, nelle tempistiche più efficienti. Il percorso della Breast Unit prevede una serie di passaggi standard (step) identificati da prestazioni che il/la paziente effettuano, la cui esecuzione richiede il rispetto di tempistiche note e normate. Il monitoraggio annuale degli indicatori, anche di processo, che è attualmente il più diffuso, non consente di identificare precocemente casi a rischio di “difformità” e può determinare nell’attività clinica quotidiana un sovraccarico in alcuni snodi, volto al recupero di eventuali ritardi. L’obiettivo del presente project work è la realizzazione di uno strumento operativo esclusivamente gestionale (Cruscotto), capace di raccogliere, in tempo reale, le prestazioni indice del percorso, di verificare il corretto procedere e di segnalare in adeguato anticipo eventuali rischi di difformità rispetto all’ottimale. Esso dovrebbe mostrare quanti pazienti sono all’interno del percorso, in quale step, verificando tipologia di prestazioni effettuate e flusso temporale con cui sono effettuate. Un tempo massimo di permanenza in ogni singolo step e una soglia che attiva, un primo e un secondo alert con anticipo tale da consentire efficaci correttivi saranno definiti secondo i requisiti normativi. Inoltre, il sistema segnalerà l’eventuale assenza di prestazioni previste. La realizzazione del Cruscotto nasce da un Team che coinvolge clinici, ICT e area di gestione dati e si sviluppa in un arco temporale di 12 mesi, partendo dalla definizione delle prestazioni indice, soglie temporali e censimento dei sistemi informatici della Struttura Sanitaria per assicurare reale capacità di reperimento dei dati. Successivamente avverrà la strutturazione dell’applicativo ed il suo test su popolazione retrospettiva, per verificare e correggere punti deboli strutturali. Si procederà poi all’applicazione prospettica ed alla verifica dell’efficacia. Si stima per l’attivazione dell’intero progetto un impegno di 50 ore per i clinici, 25 ore per Data Manager e gestione dati. Per l’area ICT, è stimato l’impegno di un Project Manager full-time di almeno 9 mesi; nei successivi tre mesi è stimabile un’attività del 60%. La possibilità di utilizzare uno strumento dinamico e “in tempo reale” dovrebbe consentire di intercettare in anticipo i casi a rischio di ritardi organizzativi e di attivare progressivi meccanismi di risoluzione, senza superamento dei valori soglia degli indicatori di processo. Applicato sistematicamente su periodi medio lunghi (anche nella fase retrospettiva), esso dovrebbe consentire l’identificazione degli step diagnostici/terapeutici più critici e di verificare se la natura della problematica sia casuale o sistematica, correlata ad organizzazione subottimale o a deficit di risorse, umane e/o strutturali. Per un buon esito del progetto tre step appaiono sostanziali: 1. mappatura del PDTA in uso, con identificazione degli indicatori di processo e selezione dei dati indice che ne consentono il monitoraggio; 2. analisi dell’impalcatura informatica della Struttura Sanitaria; 3. coordinamento tra clinici e figure dedicate alla gestione dei dati e creazione dell’applicativo. Data la complessità del percorso, la condivisione del valore, l’attitudine al “problem solving” e la coesione del team sono gli elementi chiave, sul versante umano, per la finalizzazione del progetto. MODULOORG

Attivazione della procedura di prelievo d’organi a cuore fermo controllato (c-DCD-III) presso l’Ospedale Sant’Anna di Como
0 0
Libri Moderni

Lombardo, Andrea

Attivazione della procedura di prelievo d’organi a cuore fermo controllato (c-DCD-III) presso l’Ospedale Sant’Anna di Como : fattibilità, organizzazione e prospettive di sviluppo / Andrea Lombardo

Milano: PoliS-Lombardia, [2021]

Abstract: I risultati della donazione di organi da soggetti in morte encefalica sono stabili in termini numerici, ma non più in crescita, anche in esito del radicale cambiamento epidemiologico, eziologico e anagrafico dei pazienti con lesione cerebrale acuta, trattati nelle Unità Operative di Terapia Intensiva. Con l’approvazione della legge 219 del 2017 (“Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”), la diffusione nelle Rianimazioni di un nuovo approccio alle cure di fine vita basato sul documento SIAARTI del 2018 e il miglioramento delle tecniche di ricondizionamento degli organi, il prelievo controllato a cuore fermo (c-DCD) è divenuto una concreta realtà anche in Italia. Tuttavia, le condizioni organizzative e i principi di rimborso attualmente vigenti rendono difficile la diffusione di questa procedura e il soddisfacimento delle liste d’attesa per i trapianti. Tali criticità sono state espresse nel Programma Nazionale Donazione di Organi 2018-2020, definendo la necessità di valorizzazione economica delle fasi del processo di donazione mediante opportuno tracciamento nella scheda di dimissione ospedaliera, dando mandato alle Regioni di predisporre un sistema di finanziamento per le strutture e la rete organizzativa del sistema regionale di donazione e trapianto. Attualmente la rendicontazione di questi processi è gestita da Regione Lombardia con il sistema delle “funzioni non coperte dalle tariffe”, aggiornata per il 2021 con la DGR XI/4946 del 29/06/2021, mancando uno specifico sistema di codifica o un tariffario di rimborso adeguato all’onerosità diretta e indiretta delle procedure cDCD. Nonostante i concreti progressi in ambito clinico, tecnico, normativo e bioetico dell’ultimo decennio, solo mediante l’elaborazione di un adeguato sistema di finanziamento e la realizzazione di un network regionale basato sul modello “Hub & Spoke” si potrà raggiungere un miglioramento qualitativo e un progressivo incremento delle attività di trapianto finalizzato alla riduzione delle liste d’attesa, considerando anche che il processo di donazione e trapianto di organi è parte dei Livelli Essenziali di Assistenza. Tra gli obiettivi resta da considerare anche la necessità di una capillare diffusione culturale tra le Terapie Intensive, parte integrante delle funzioni di un Coordinamento regionale specifico, alla stregua di quanto accade per le reti ECMO attualmente attive. L’introduzione della procedura di prelievo d’organi a cuore fermo (cDCD) presso l’Ospedale Sant’Anna di Como rappresenta un modello innovativo ed esemplare di fattibilità dell’espansione delle tecniche finalizzate all’organ-procurement, anche presso strutture ospedaliere che attualmente assumono il ruolo di spoke nel sistema regionale delle reti di assistenza cardiaca e respiratoria con impiego di ECMO. L’analisi di fattibilità dell’introduzione della metodica è stata condotta con metodologia HTA secondo l’analisi di 8 dimensioni valutative (rilevanza tecnica, sicurezza, efficacia nella ricerca, efficacia nella pratica, impatto economico-finanziario, equità, impatto sociale ed etico, impatto organizzativo). In esito a tale percorso, l’acquisizione della tecnologia è avvenuta attraverso una procedura di gara aperta con criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa sulla base del miglior rapporto qualità-prezzo, secondo quanto definito dalle Linee Guida ANAC. L’introduzione della metodica è stata poi completata con l’acquisizione di adeguate professionalità e l’elaborazione di una specifica procedura aziendale a completamento del percorso condotto. MODULOORG

Il piede diabetico inserito nella rete clinico-assistenziale e continuità delle cure ospedale-territorio
0 0
Libri Moderni

De Giglio, Roberto

Il piede diabetico inserito nella rete clinico-assistenziale e continuità delle cure ospedale-territorio : un nuovo modello organizzativo in Regione Lombardia / Roberto De Giglio

Milano: PoliS-Lombardia, [2021]

Abstract: Il diabete mellito, una delle malattie più temibili per le sue complicanze, sta aumentando rapidamente nel mondo; si stima che si raggiungeranno i 600 milioni di pazienti entro il 2035. Nel 15-20% dei casi, queste persone potranno sviluppare un’ulcera del piede che richiederà cure mediche, potendo evolvere fino all’amputazione di un arto o parte di esso. È fondamentale ridurre il numero di amputazioni, iniziando dal trattamento corretto della lesione ulcerativa e creando una rete assistenziale a livello regionale ospedale-territorio efficiente, capace di intercettare i pazienti nella loro fase iniziale, identificando i centri specialistici a cui inviarli tempestivamente secondo il modello hub and spoke. L’approccio multidisciplinare si è dimostrato l’elemento chiave nella riduzione delle amputazioni: oggi sappiamo da dati confermati in letteratura che grazie a questo approccio è possibile ridurre il numero delle amputazioni di oltre il 50%. Dal punto di vista economico, implementando i percorsi di cura strutturati con team dedicati, in Lombardia si avrebbe un risparmio calcolabile con buona approssimazione di oltre 6 milioni di euro/anno! Attualmente la regione Lombardia risulta sprovvista di un percorso assistenziale mirato per la prevenzione e la cura dei pazienti affetti da piede diabetico. Esistono 3 centri specialistici dedicati, ma non coordinati. Ci sarebbe necessità di un progetto che permetta di realizzare un percorso attivo di prevenzione e di cura dal piede diabetico, determinando un modello integrato di presa in carico del paziente cronico a livello sia territoriale che ospedaliero. Il primo passaggio potrebbe riguardare il territorio della Città Metropolitana di Milano e della Provincia di Milano. Successivamente, l’intera regione Lombardia; i tempi di realizzazione della prima fase: 2 anni con inizio nel 2022. L’obiettivo principale, oltre a rendere uniforme l’atteggiamento di cura del piede diabetico nell’intera regione, consisterebbe in una riduzione significativa dei tassi di amputazione sia minore che maggiore (almeno il 20% in meno dopo 3 anni). Verrebbero coinvolti oltre a tutti gli specialisti del caso all’interno degli ospedali, anche quelle figure professionali sul territorio (MMG, infermieri, podologi, tecnici e fisioterapisti in caso di pz amputato) che intercettano questi pazienti. Chi si occupa di tale problematica dovrà farlo a 360 gradi, dalla prevenzione alla prescrizione di calzature, evitando le recidive. L’organizzazione efficace prevede un graduale processo diagnostico-assistenziale da un modello base (Ambulatorio di 1° livello) verso l’eccellenza (Strutture di 3° livello). Queste ultime dovranno essere strettamente integrate con la rete territoriale delle cure primarie, dei servizi di diabetologia (di 1° e 2° livello) e dell’urgenza. Un ruolo rilevante dovrà essere dato allo sviluppo di competenze specifiche nell’ambito della chirurgia del piede diabetico e della rivascolarizzazione endoluminale disponibili h24, 7 giorni su 7 con figure quali un radiologo/cardiologo/chirurgo vascolare interventista, oltre che diabetologo, appartenente ad una struttura funzionale, anche pluridisciplinare. Oggi, in Lombardia, esiste quel know-how indispensabile per affrontare questa terribile complicanza. Si tratta solo di far dialogare tutte le parti e gli attori coinvolti con una cabina di regia regionale che monitorizzi e garantisca gli obiettivi nel tempo per il cittadino. MODULOORG

Nuovi percorsi di rete per Cure Palliative Simultanee e Precoci
0 0
Libri Moderni

Fortis, Michele

Nuovi percorsi di rete per Cure Palliative Simultanee e Precoci : luoghi e tempi di integrazione e sviluppo : Le prospettive della figura del Coordinatore del Dipartimento Interaziendale di Cure Palliative per lo sviluppo delle integrazioni professionali e degli strumenti di rete / Michele Fortis, Grazia Orizio, Simonetta Di Meo, Gabriele Piardi

Milano: PoliS-Lombardia, [2021]

Abstract: Il progetto è rivolto alla riorganizzazione di rete di Cure Palliative (CP) nel ruolo di Coordinatore del Dipartimento Interaziendale di Cure Palliative. La ASST Capofila, congiuntamente alla ATS, si fa promotrice della analisi della situazione storica a partire dalla elaborazione della rilevazione del rapporto tra domanda di CP ed offerta residenziale e territoriale. I dati raccolti mostrano una carenza di prese in carico nella provincia bresciana rispetto alle province in cui l’offerta è più adeguata agli standard nazionali (Commissione “O” del Ministero della Salute. Dai risultati della ricognizione condotta rispetto al 2019, come anno campione, emergono, in particolare, criticità rispetto all’adeguatezza della offerta di servizi domiciliari di CP, un deficit di presa in carico di pazienti non oncologici in fase avanzata di malattia, un deficit di strumenti di rete per gli Enti Erogatori pubblici e privati, inadeguatezza di risorse economiche relativamente al bisogno, mancanza di integrazione e strumenti per la collaborazione tra i principali interlocutori della CP ovvero la Medicina di Base e l’ambito clinico specialistico degli Ospedali per Acuti. La strategia di sviluppo prevede una fase di implementazione di strumenti di rete attraverso risorse a disposizione dalla ASST Capofila e dalla ATS, ed una fase di implementazione di servizi per cui vengono proposti tre differenti scenari. Per quanto attiene al miglioramento degli strumenti di rete, si è voluto concentrare il lavoro dapprima sulle interfacce che qualitativamente e quantitativamente mostrano la maggiore necessità di sviluppo: la rilevazione del bisogno di CP nei malati in fase avanzata di malattia da parte dei Medici di Medicina Generale. Ciò accanto alla predisposizione di uno strumento informatico di rete al fine di fornire adeguata risposta alla complessità. Si persegue la possibilità degli utenti di fruire di un servizio plastico rispetto alle esigenze che di volta in volta possono condurre all’integrazione o al cambiamento di uno dei setting di cura. La piattaforma informatica è finalizzata alla gestione condivisa dei colloqui di presa in carico e delle liste d’attesa. Ulteriore livello di complessità è risultato la insufficiente informazione della popolazione rispetto alle prospettive ed ai benefici potenziali delle CP, oltre ai limiti posti dalle errate convinzioni e ai pregiudizi che la cultura italiana pone ancora al riguardo delle cure nel fine vita. Per questo si è predisposto un progetto di informazione alla popolazione bresciana, mediante l’ausilio di materiale informativo e divulgativo. Gli end-point vengono fissati nell’atto del mandato di coordinamento del DICP e fissati temporalmente con risultati attesi. I tre scenari di sviluppo della capacità della rete vengono presentati mediante il calcolo delle risorse necessarie relative a tre possibili proposte a Regione Lombardia per l’adeguamento del budget relativo alla provincia: il soddisfacimento del bisogno stimato secondo gli standard nazionali, il possibile sviluppo ad isorisorse, il raggiungimento del target riferito al calcolo della potenzialità teorica di recettività della rete di CP. MODULOORG

L’utilizzo dei flussi informativi per la definizione di indicatori a supporto della governance
0 0
Libri Moderni

Perotti, Pietro

L’utilizzo dei flussi informativi per la definizione di indicatori a supporto della governance : Modello integrato per la definizione del rischio nelle Strutture Sociosanitarie / Pietro Perotti

Milano: PoliS-Lombardia, [2021]

Abstract: Col progressivo invecchiamento della popolazione e l’aumento delle patologie croniche diventa sempre più importante spostare l’assistenza dalle Strutture Ospedaliere, adibite alla cura della fase acuta, al territorio, anche attraverso l’accoglienza nelle Strutture Sociosanitarie che spesso diventano la nuova residenza dei pazienti cronici e fragili e che devono rispondere in modo appropriato a bisogni assistenziali sempre più complessi. La valutazione della performance è ormai consolidata in ambito sanitario attraverso l’individuazione di indicatori condivisi e l’utilizzo del benchmarking, mentre è poco utilizzata in ambito sociosanitario. Col progetto si intende individuare e stabilizzare presso ATS di Pavia un modello organizzativo che permetta agli operatori di differenti Unità Operative di lavorare in modo integrato e, attraverso l’utilizzo dei flussi informativi provenienti dalle Strutture, si prefigga di fornire elementi oggettivi al fine di: 1. Individuare indicatori, quali proxy della valutazione della presa in cura del paziente da parte delle Strutture Sociosanitarie 2. Indirizzare con metodo scientifico l’attività di vigilanza e controllo verso le situazioni potenzialmente più a rischio 3. Accompagnare le Strutture verso un miglioramento della qualità delle cure erogate L’attività di vigilanza e controllo di ATS verso le Strutture a rischio maggiore, come anche definito da Regione Lombardia, può avvenire attraverso l’individuazione di indicatori (cadute, ulcere da pressione, ricovero ospedaliero, accesso al Ponto Soccorso) ricavati dalla letteratura e dal know-how degli operatori delle équipe di vigilanza, intesi come proxy della qualità della presa in cura e quindi del modello organizzativo e gestionale della Struttura. Tali eventi con i relativi determinanti possono essere ricavati dai flussi informativi Sociosanitari (SOSIA e Scheda Struttura per le RSA) e Sanitari (SDO e Flusso Pronto Soccorso o 28SAN) e l’analisi statistica permette di individuare tra i determinanti i fattori di rischio associati all’occorrenza dei singoli eventi (scelte organizzative e/o gestionali), su cui le equipe di vigilanza e controllo delle ATS e i gestori delle Strutture Sociosanitarie devono porre attenzione per un miglioramento continuo della qualità dell’assistenza. Il posizionamento delle strutture lungo una scala di graduazione del rischio per l’insorgenza dei suddetti eventi permette inoltre di indirizzare i controlli di ATS verso quelle meno performanti, con l’intento di individuare le aree di miglioramento delle performance. A livello organizzativo si prevede di istituire Nuclei Operativi Esperti (NOE’) costituiti da operatori di differenti professionalità e appartenenti a diverse articolazioni di ATS (Operatori delle equipe di Vigilanza e Controllo, analisti di dati, statistici), con l’obiettivo di individuare gli eventi (indicatori) più sensibili e ipotizzare in base all’esperienza sul campo e ai dati di letteratura, i determinanti legati all’ospite o all’organizzazione delle Strutture che potrebbero incidere sulla loro frequenza. La scelta del modello di analisi statistica più appropriato permetterà di evidenziare I fattori di rischio più importanti correlati con l’insorgenza dell’evento. Il progetto avrà una ricaduta sui Pazienti e i Familiari per l’aumento dello stato di benessere psico fisico e per la riduzione dell’asimmetria informativa, sulle le Strutture ospitanti per il miglioramento della performance e della qualità delle cure erogate e per gli operatori ATS che potranno fruire di dati certificati da utilizzare nelle attività di controllo. MODULOPOL

Strategie per costituire una equipe multidisciplinare per la cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare
0 0
Libri Moderni

Benetti, Alberto

Strategie per costituire una equipe multidisciplinare per la cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare / Alberto Benetti

Milano: PoliS-Lombardia, [2021]

Abstract: I Disturbi del Comportamento Alimentare comprendono diversi tipi di gravi alterazioni del comportamento alimentare e della regolazione del peso. Sono associati ad una complessa e vasta serie di conseguenze psicologiche, mediche e sociali, e presentano un alto tasso di mortalità fra le patologie psichiatriche. Nello specifico, costituiscono una delle principali cause di morte in età adolescenziale. Sono circa 3 milioni le persone che in Italia soffrono di disturbi alimentari. Negli ultimi anni, e dopo la fase pandemica in particolare, l’incidenza del disturbo è in progressivo incremento. Una quota sempre più rilevante di questi pazienti evolve a quadri di gravità che conducono ad un ricovero in ambito ospedaliero dove le complicanze mediche del disturbo alimentare richiedono un intervento spesso in regime di urgenza. Alla luce del quadro epidemiologico risulta fondamentale la messa in opera di un trattamento precoce e tempestivo, basato su un trattamento coordinato da un’équipe multidisciplinare. Recentemente la regione Lombardia ha approvato una legge che contiene le disposizioni per la prevenzione e la cura dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione e il sostegno al paziente e alle loro famiglie. Nel contesto legislativo è stimolata la costituzione di una équipe funzionale multidisciplinare multidimensionale composta, in ragione delle necessità di cura, almeno da uno psichiatra o un neuropsichiatra infantile, un medico internista, un dietologo, uno psicologo psicoterapeuta, un tecnico della riabilitazione psichiatrica, un dietista, un infermiere ed eventuali altri professionisti con formazione specifica in merito ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. La creazione di una equipe multidisciplinare per la cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare rappresenta una esigenza per una grande struttura ospedaliera. Nell’ASST Papa Giovanni XXIII sono già presenti competenze specifiche ma non è ancora presente uno spirito collaborativo indispensabile per la cura di questa patologia. L’obiettivo di questo progetto sarà quello di creare, all’interno dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, una realtà clinica trasversale dedicata ai disturbi dell’alimentazione accessibile a tutte le fasce di età (con particolare riferimento ai 10-25 anni) multidisciplinare e multidimensionale. Verrà strutturata una presa in carico del paziente e della famiglia che risponderà alle specifiche esigenze cliniche valutate per gravità ed urgenza. Verrà garantita una transizione assistenziale facilitata tra età minore ed adulta con passaggio condiviso (Neuropsichiatra-Psichiatra-Pediatria-Medicina Interna). Si definirà un percorso integrato e parallelo per maggiorenni e minorenni che, iniziando dall’accoglienza verrà personalizzato in base al quadro clinico del paziente verso una realtà ambulatoriale o ospedaliera (MAC/ricovero ordinario). Dovrà essere individuato personale dedicato e formato e si creerà una relazione con la rete territoriale consci che il Disturbo dell’alimentazione non inizia e non si esaurisce con una cura ospedaliera che può limitarsi a gestire le fasi acute della malattia. Con la progressione delle varie fasi del progetto si otterrà un progressivo miglioramento della cura dei disturbi alimentari che condurrà ad una riduzione dell’ospedalizzazione e degli episodi di aggravamento clinico (parametri che saranno strettamente monitorati come indicatori di esito). MODULOORG